Pagina:Manzoni.djvu/278

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276 il manzoni e la critica.

le centocinquanta. Nessun libro italiano è forse mai stato letto di più; e pure è singolare che oggi, dopo oltre cinquant’anni, ci siano ancora da scoprire ne’ Promessi Sposi tante finezze, tante bellezze che erano passate intieramente inosservate. Un commento ai Promessi Sposi rimane ancora da farsi e non può mancare. Il libro è assai piano, e non sembra abbisognarne: e pure confido che quanto ne sono venuto dicendo fin qui, abbia già convinto alcuno di voi che in questa come in tutte le opere del genio si può sempre scoprire qualche abisso inesplorato. L’antico bisticcio del Tommaseo avrebbe potuto da lungo tempo spingere i lettori a questa maniera d’indagini; ma, o non vi si pose mente, non vedendosi altro in quel giuoco di parole che il giuoco stesso e non l’occasione che gli avea dato mouvo, o, vivo Manzoni, nessuno osò andare a cercar l’Autore nel libro. Dopo la sua morte, si raccolsero parecchi de’ suoi motti, si ricordò qualche suo discorso, si pubblicarono alcune sue lettere; ma a rileggere criticamente tutto intiero il libro de’ Promessi Sposi, dico a rileggerlo per il pubblico, non s’è pensato ancora; ed è cosa assai strana, fra tanto consenso di ammirazione, che non solo dura, ma cresce sopra la tomba del grande Milanese. I Promessi Sposi li rileggiamo volentieri, perchè ad ogni nuova lettura ci pare d’intenderli e di gustarli meglio; ma, quanto maggiore sarà questo nostro diletto, se noi potremo d’ora in poi leggere quelle tante altre belle cose che il Manzoni nascose prudentemente fra riga e riga, ed alle quali non avevamo fin qui posto mente! Ricordiamoci ch’è del Manzoni e che si trova