Pagina:Marinetti - Re Baldoria.djvu/159

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atto terzo 147

d’erbe fradicie! Appena entrata, ella sporse verso di me la sua bocca dalle labbra tumide e rosse come la vulva di una cagna in fregola... Io volsi il capo, ma quella bagascia mi prese alle spalle, mi cinse il corpo con le sue braccia viscide e metalliche!... Accadde mai a qualcuno di voi di rotolare, legati i piedi e le mani, come un barile in fondo alla stiva d’un brigantino tartassato dalla burrasca? Così fu di me, poiché la megera mi scuoteva sì violentemente da farmi salir la nausea alla gola, mentre mi stordiva affannandosi a cacciarmi fra le labbra, nelle orecchie sopratutto, la sua lingua rigida e fredda!... Ed io mi contorcevo, ve lo giuro, entro la sua bocca stessa, più profonda di una caverna, e tra i suoi enormi denti bianchi e radi come pietre tombali!... Per tre giorni e tre notti, i suoi baci viscosi colarono grasso caldo e cenere nelle mie fauci e nei miei polmoni ingorgati che russavano come draghe.

Ad un tratto, attraverso il fumo che m’annebbiava il cervello, vidi la mano lercia della Morte frugare nel mio cassetto, fra il colore dell’oro!... Pentole di Satana! Pensai che ella stesse per rubarmi tutti i miei risparmi!... E allora... allora... mi diedi a mordere ferocemente, con tutta la forza delle mie mascelle, nella grascia del seno della baldracca, e con uno sforzo sovrumano le sputai in faccia cento volte, mille volte, innumerevoli volte!... Dio! che sputacchi!...

ANGUILLA

applaudendo:

Bravo! Bravo!... Viva Mazzapicchio!...

FRA TRIPPA.

E poi?...