Pagina:Marinetti - Scatole d'amore in conserva, 1927.djvu/10

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

A che pro presentarmi al pubblico? — diranno i miei amici... Marinetti è presentato a tutti i pubblici d’Europa, che lo conoscono perfettamente in tutti i suoi svariati atteggiamenti, sorprendenti, spavaldi, temerari, ma sempre sinceri.

Vi sono innumerevoli leggende da sfatare, correggere o rettificare, calunnie da cancellare... No! No! m’infischio di tutto questo. Seguo piuttosto il mio destino di missionario dell’arte e mi servo volentieri di me stesso, della mia vita intima e dei miei ricordi personali, per colpire una volta di più il passatismo che insozza ancora la mia cara Italia. Ringrazio le forze che presiedettero alla mia nascita e alla mia adolescenza, perchè mi hanno, fino ad oggi, evitata una delle peggiori disgrazie che possano capitare: la Monotonia.

Ebbi una vita tumultuosa, stramba, colorata. Cominciai in rosa e nero; pupo fiorente e sano fra le braccia e le mammelle color carbone coke della mia nutrice sudanese. Ciò spiega forse la mia concezione un po’ negra dell’amore e la mia franca antipatia per le politiche e le diplomazie al lattemiele.

Mio padre m’infuse nel sangue la sua tenacia piemontese. Gli devo la sua grande forza di sanguigno volitivo e dominatore, ma fortunatamente non ho il fitto intrico dei suoi cavilli spirituali, nè la sua memoria stupefacente, che facevano di lui, nel suo tempo, il più grande avvocato civilista di Alessandria d’Egitto.

8