Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/83

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Vi compiango, vi compiango! Non sono neanche ferito! Speravo di avervi insegnato l’arte di colpire al cuore le vecchie idee e le vecchie cose. Ma io non sono una vecchia idea!... Sono un giovane bersaglio vivo che spaventa i proiettili! Vi vantavate di conoscere quanto me le precisioni matematiche. Siete rimasti, quali eravate, i piccoli ingegneri invidiosi, cultori tradizionali di tubercolosi, sifilide, lebbra e tracoma africani! Sempre la stessa indecisione balorda! Precisate dunque il vostro tiro! Non temo la morte, poiché i miei fedeli, coloro che amano il Sinrun, continueranno audacemente la grande opera mia!

Kabango ferito si aggrappa al tronco di un albero e vi appoggia la schiena, rimanendo ritto, col pugno teso contro gli assalitori.

Venite! Venite avanti!

Volta la faccia verso Bagamoio.

Bagamoio

cacciandosi giù per la china:

Addio!

Seconda scarica di fucileria. Kabango oscilla. A destra e a sinistra, nel fondo della scena quasi buia, un formicolare di ombre armate di fucili, stringe a poco a poco il suo cerchio minaccioso, ma terrorizzato e cauto, intorno a Kabango che tende il pugno.

Bagamoio

invisibile, dal fonia dell’Uadi:

Kabango! Kabango! Il Sinrun è salvo!

Kabango crolla. Allora, come per un’intesa comune, quelle ombre armate di fucili si precipitano su Kabango, col furore di un assalto ad un vivo.

FINE

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