Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/302

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87.Quivi a seder Sangarida ritrova,
un’Amadriade assai vezzosa e bella.
L’aviso de la Dea poco gli giova,
la contempla furtivo, e non favella.
Scender si sente al cor dolcezza nova,
e gli lampeggia il cor com’una stella:
or avampa, or agghiaccia, e trema come
de’ vicini arboscei treman le chiome.

88.A l’ombra del suo bel tronco natio,
che tempesta di fior le piove in grembo,
steso su ’l verde margine del rio
la vaga Ninfa ha de la gonna il lembo,
ed ogni altro pensier posto in oblio,
coglie dal prato quel fiorito nembo,
dal prato, a cui piú che la man non prende,
con larghissima usura il guardo rende.

89.Mentre a l’errante crin tenero freno
di fior bianchi innanella, e di vermigli,
si specchia, e con l’umor chiaro e sereno
par che tacitamente si consigli.
Ma co’ fior del bel viso e del bel seno
perdon le rose assai, perdono i gigli;
e i fiati de la bocca aventurosa
vincon l’odor del giglio e de la rosa.

90.Ciò fatto, ne le pure onde tranquille
poi c’ha tre volte e quattro il volto immerso,
per le labra innaffiar di fresche stille
fa del concavo pugno un nappo terso.
Ahi che sugge ella umori, Ati faville,
quantunque abbiano in ciò fonte diverso.
Da la mano e dagli occhi a poco a poco,
mentre ch’ella bev’acqua, ei beve foco.