Vai al contenuto

Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/373

Da Wikisource.

canto sesto 371


203.Quel teschio scarno e nudo di capelli,
quella rete di coste e di giunture,
de le concave occhiaie i vòti anelli,
del naso monco le caverne oscure,
de le fauci sdentate i duo rastelli,
del ventre aperto l’orride fessure,
de’ secchi stinchi le spolpate fusa
Amor mirar non seppe a bocca chiusa.

204.Non si seppe tener che non ridesse,
vólto a schernirla, il garruletto audace:
onde pugna crudel tra lor successe,
vibrando ella la falce, egli la face.
Ma si frapose, e quel furor ripresse
componendogli insieme amica Pace;
e quella notte in un medesmo tetto,
abitanti concordi, ebber ricetto.

203.Levati la diman, l’armi scambiando,
l’un si prese de l’altro arco e quadrella,
ond’adivenne poi, che saëttando
féro effetti contrari e questi, e quella.
L’uno uccidendo, e l’altra innamorando
ancor serban quest’uso ed egli, ed ella:
Morte induce ad amar l’alme canute,
Amor tragge a morir la gioventute.

206.Adon bella mia pena, e caro affanno,
luce degli occhi miei, fiamma del core,
guardati pur da questo rio Tiranno,
ch’alfin non se ne trae se non dolore. —
Così parla Ciprigna, e ’ntanto vanno
fuor del boschetto ove trovaro Amore.
Amor si va le lagrime tergendo,
e con occhio volpin ride piangendo.