Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/418

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159.Circonda il capo a l’ultima sorella,
che quasi calvo è poco men che tutto,
un diadema d’intorta uva novella,
di cedri e pomi e pampini costrutto.
Intessuta di foglie ha la gonnella,
di fronde il cinto, ed ogni groppo è frutto.
Stilla umori il crin raro, e riga intanto
di piovosa grondaia il verde manto.

160.Insieme con la Diva innamorata
Adone a la gran mensa il piè converse.
Amor paggio e scudier l’onda odorata
su le man bianche in fonte d’or gli asperse.
Amor scalco e coppier l’ésca beata
in cava gemma e ’l buon licor gli offerse.
Amor del pasto ordinator ben scaltro
pose a seder l’un Sole a fronte a l’altro.

161.Somigliavan duo Soli ed ella ed egli,
cui non fusser però nubi interposte;
e gían ne’ volti lor, come in duo spegli,
lampeggiando a ferir le luci opposte.
Dava costei sovente, e rendea quegh
di fiamma e di splendor colpi e risposte,
e con lucida ecclisse, e senza oltraggio
s’incontrava e rompea raggio con raggio.

162.Como Dio del piacer, piacevol Nume,
ch’a sollazzi ed a feste è sempre inteso,
per mitigar di que’ begli occhi il lume,
e del Sole importuno il foco acceso,
con due smaltate e gioiellate piume
di bel Pavon, che tra le mani ha preso,
l’aere agitando in lieve moto e lento
tra i piú fervidi ardor fabrica il vento.