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Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/473

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canto ottavo 471


115.È ver che nulla il bel pensiero affrena
che sempre a l’occhio il caro oggetto appressa.
In alme strette di leal catena
so che per lontananza Amor non cessa.
Dividale (se può) Libica arena,
Oceano profondo, Alpe inaccessa.
Pur lasciar il suo bene è peggio assai
che desïarlo, e non goderlo mai.

116.Godiamci, amiamci. Amor d’Amor mercede,
degno cambio d’Amore è solo Amore,
Fansi in virtù d’un’amorosa fede
due alme un’alma, e son duo cori un core.
Cangia il cor, cangia l’alma albergo e sede,
in altrui vive, in se medesma more.
Abita Amor l’abbandonata salma,
e vece vi sostien di core e d’alma.

117.O dolcezza ineffabile infinita,
soave piaga e dilettosa arsura,
dove quasi Fenice incenerita
ha culla insieme il core, e sepoltura;
onde da duo begli occhi alma ferita
muor non morendo, e ’l suo morir non cura:
e trafitta d’Amor sospira e langue
senza duol, senza ferro, e senza sangue!

118.Così dolce a morir l’anima impara
ésca fatta a l’ardor, segno a lo strale,
e sente in fiamma dolcemente amara
per ferita mortal morte immortale:
morte, ch’al cor salubre, ai sensi cara
non è morte, anzi è vita, anzi è natale.
Amor che la saetta, e che l’incende,
per più farla morir vita le rende.