Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/180

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87.Vaghezza piieril (si come è l’uso
de’ fanciulli inesperti) in pugna il mena.
Non avea questi il quarto spazio chiuso
de la stagion piú fresca e piú serena,
però ch’avea del debil filo al fuso
Cloto sedici giri attorti a pena;
né gli segnava ancor poco né molto
vestigio pur di nova piuma il volto.

88.Semplicetto credea, lá tra le schiere,
dove l’ira e ’l furor fère e minaccia,
quel trastullo trovarsi, e quel piacere,
che per le selve avea trovato in caccia;
e che ’l seguir de le fugaci fere
co’ cani a lato e ’l dardo in man la traccia
non fusse ardir men coraggioso e forte,
che ’l girne in campo ad affrontar la morte.

89.Il fianco e ’l tergo ha senz’altr’armi armati
d’una pelle di Lince oscura e bianca.
Gli è cuffia il teschio, e pendon d’ambo i lati
con l’unghie intere e l’una e l’altra branca.
Duo di fiero Cinghiai denti lunati,
un da la destra parte, un da la manca
gli escono innanzi, e con due fibbie stretto
gli fan vago fermaglio in mezo al petto.

90.A que’ sembianti angelici diventa
qual piú rigido cor molle e cortese.
Trattiene i colpi, e con man lieve e lenta
schermo si fa da l’innocenti offese.
Ma ’l Garzon piú s’inaspra, e piú s’aventa
tra le piú dubbie e men secure imprese;
e chi gli cede irrita, e di chi ’l mira
contro se stesso e sua beltá s’adira.