Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/318

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215.De l’impero paterno il bel possesso,
ch’a te perviene, e di ragion si deve,
senza contrasto alcun ti fia concesso:
cosí prometto, e vo’ che ’l veggia in breve.
Il mio favor, che ti ha sempre appresso,
ogn’intoppo fará facile e lieve,
si che sarai per successor del regno
riconosciuto ad infallibil segno.

216.E fin che s’apra la prigione oscura
che tra’ suoi ceppi l’anima incatena,
onde volando fuor, renda a Natura
la spoglia corrottibile e terrena,
vivrai piú ch’altro Re lieta e secura
nel bel reame tuo vita serena.
Poi le cose non nate a durar sempre
non ti meravigliar, se cangian tempre.

217.Stagion verrá, ch’ai Greci Re fia tolto
questo terren da’ Tolomei d’Egitto;
ma loro il ritorrá non dapoi molto
de la Donna del Tebro il braccio invitto.
E ben ch’Antonio in dolci nodi involto,
e di strale amoroso il cor trafitto,
a Cleopatra sua fia che ’l conceda,
tornerá quindi a poco a Roma in preda.

218.Ma quando poi la monarchia cadente
tramonterá del gran valor Latino,
sotto il presidio loro in Oriente
l’avranno i successor di Costantino;
in fin che d’armi e di guerrier possente
con numeroso essercito marino
ad espugnar ne venga il bel paese
il disgiunto dal mondo estremo Inglese.