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sonetti amorosi 103

LVI


SULLO STESSO SOGGETTO


     Peregrino pensier, ch’ardito e solo
traendo ovunque vai l’anima accorta,
dietro al vago desio che ti fa scorta
dal fondo del mio cor ti levi a volo;
     teco ne vengo, e, per sottrarmi al duolo,
giunto al mio ben per via spedita e corta,
di lá dove su l’ali Amor mi porta
a le gran fami mie qualch’ésca involo.
     O fido schermo agli amorosi affanni,
me come dolce, ombrando agli occhi il vero,
pietosamente insidioso inganni!
     De’ tuoi furti mi vivo, e s’io non pèro,
s’ho conforto ai martír, ristoro ai danni,
tutto è sol tua mercé, caro pensiero.


LVII


SULLO STESSO SOGGETTO


     Pensier che, l’ali tue placide e lievi
per sí lungo spiegando aspro viaggio,
del mio bel Sol nel desiato raggio
mille dolcezze innamorato bevi;
     te sol de’ miei dolor tanti e sí grevi
trovo nunzio fedel, caro messaggio;
tu, qualor te seguendo i’ tra via caggio,
da l’incarco amoroso il cor sollevi.
     Misero! ma che pro, se ’l dolce ch’io
da duo begli occhi imaginando involo,
pena a l’anima accresce, ésca al desio?
     Frena, vago pensier, deh frena il volo,
e profondo, in tua vece, eterno obblio
pace porti a te stesso e fine al duolo.