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sonetti amorosi 105

LX


AMORE TIMIDO E TACITO


     Ardo, ma l’ardor mio grave e profondo,
cui non m’è rivelar, donna, concesso,
quasi novo Tifeo chiuso ed oppresso,
sotto il gran sasso del silenzio ascondo.
     Pur de l’incendio, ond’io tacito abondo,
qualor freddo e tremante a voi m’appresso,
son faville i sospiri, e ’l foco espresso
scopre ne’ muti sguardi Amor facondo.
     E, se si strugge in cieca arsura il core,
l’occulta face, c’ho ne l’alma accesa,
chiaro mostra negli occhi il suo splendore.
     Cosí tetto talor, cui dentro appresa
nemica fiamma sia, l’interno ardore
fuor per l’alte finestre altrui palesa.


LXI


LA BELLA SCHIAVA


     Nera sí, ma se’ bella, o di natura
fra le belle d’amor leggiadro mostro;
fosca è l’alba appo te, perde e s’oscura
presso l’ebeno tuo l’avorio e l’ostro.
     Or quando, or dove il mondo antico o il nostro
vide sí viva mai, sentí sí pura
o luce uscir di tenebroso inchiostro,
o di spento carbon nascere arsura?
     Serva di chi m’è serva, ecco ch’avolto
porto di bruno laccio il core intorno,
che per candida man non fia mai sciolto.
     La ’ve piú ardi, o Sol, sol per tuo scorno
un Sole è nato; un Sol, che nel bel volto
porta la Notte, ed ha negli occhi il Giorno.