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I


I SOSPIRI DI ERGASTO


     Giá di Frisso il monton con l’aureo corno
apria l’uscio fiorito al novo maggio,
e vie piú chiaro il sol recando il giorno,
traea sereno e temperato il raggio;
quando Ergasto il pastor, le tempie adorno
d’una treccia di lauro, a piè d’un faggio
tra dolente e pensoso un dí s’assise,
e con le selve a ragionar si mise.

     Ardea di Clori, e grave oltre l’usanza
la sua dolce sentia fiamma amorosa,
qualor la cara angelica sembianza
Amor gli dipingea bella e sdegnosa.
Amava, ardea, languia fuor di speranza
per ninfa sí fugace e sí ritrosa,
che ’n tutta forse la selvaggia schiera
o piú bella o piú cruda altra non era.