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le pitture e le sculture 269

V


VENERE E ADONE


VENERE


     Perché torcendo il desiato aspetto,
ritroso giovinetto,
fuggi i nodi tenaci
de le mie braccia e ti sottraggi ai baci?


ADONE


     Bella dea, s’a’ tuoi vezzi or non consento,
non è sdegno: è spavento.
Temo di questa reggia
il signor non mi veggia;
ché, se i suoi gesti osservo a parte a parte,
esser certo non pote altri che Marte.


VI


VENERE E ADONE


     Non finto, è vero, è vivo
quell’Adon, che leggiadro in sen si posa
a la diva amorosa;
e, se ne l’atto suo vago e lascivo
a noi mai non si volge e non risponde,
o dorme al suon de l’onde,
o delle belle braccia uscir non vòle,
o i baci gl’interrompon le parole.