Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/336

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324 parte settima

Ne fan festa gli Amori:
con rosate catene
frenano loro i rostri,
s’attengon con le mani
a le musiche gole,
premon le molli terga
come si suol destriero,
e, portati dal vento,
fanno a la madre dea
di se medesmi ambiziosa mostra.
Con allegro tumulto
per le lubriche vie
precipitosamente
scorron le nubi a volo,
batton le penne insieme,
lasciano in giú cadersi,
poi risorgon caduti,
e, cantando e scherzando,
giungon colá dov’Imeneo gli scorge.
Giunti al felice albergo,
votâro in su le porte,
mille cesti vermigli
carchi di primavera,
e giú per le faretre
diluvi di viole
e grandini di rose
nevigâro dal ciel con larga mano.
Rose e viole còlte
lá ne’ prati di Cipro,
ne’ giardin di Ciprigna
cui Sirio, Sirio stesso
perdona e nutre con benigno raggio.
Poi da gemmati vasi
sparser per tutto il tetto
balsami peregrini,
licor che ’n vive stille