Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/338

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326 parte settima

de le membra leggiadre
con quanti al caro tronco
l’edera si congiunge,
con quanti al palo amato
la vite s’incatena.
Né tu fidar cotanto,
giovane generoso,
nel paterno ardimento.
Non domar con terrore,
né vincer con minacce;
ma placar con lusinghe,
umiliar con preghi
la nemica convienti.
Se ’l pregar poi non basta,
ardisci, affronta, assali.
No, no, non ti spaventi
flebil voce, atto schivo:
cresce il piacer sudato
nel difficile acquisto;
la gioia fuggitiva
piú con la fuga alletta;
son vie piú dolci i baci
tra le lagrime còlti.
Felicissimo sposo,
deh, raffrena i sospiri,
deh, ritieni i lamenti!
Ecco il tempo s’accosta
de’ notturni trastulli.
Giá per lo gorgo ibero
scorrendo, il Sol dá loco
a la bianca sorella.
Giá de l’aurea caterva
Espero condottiera,
qual piú benigna luce,
spiega le bionde chiome,
per l’orizzonte accampa.