Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/352

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340 parte settima

     S’è ver ciò che predice
la mia Manto indovina,
s’a ciò, che ne destina
in sue promesse il ciel, creder ne lice,
degli avi emulatrice,
simile a noi, da noi,
con lunga scaturigine d’eroi,
verrá che nasca a regni,
fia che cresca a’ trofei, serie di pegni. —
     Fresca rosa somiglia
la vergine a quel dire;
e, come ricoprire
voglia se stessa pur sotto le ciglia,
languidetta e vermiglia
i lumi abbassa, e ’ntanto
in risposta non rende altro che pianto;
ond’egli a poco a poco
beve in duo rivi d’acqua un mar di foco.
     Sul talamo, sostegno
de’ notturni trastulli,
i volanti fanciulli
traslata avean d’Amor la reggia e ’l regno.
Chi pon con scaltro ingegno
sotto la guancia bella
origlieri di rose a la donzella;
chi del giovane stanco
fa de le piume sue piume al bel fianco.
     Or in sí fatto agone,
mentre a strette contese
di ripari e d’offese
son la bella guerriera e ’l bel campione,
sul fin de la tenzone,
tra le fughe e le mosse,
l’alme drizzando a l’ultime percosse,
con incontro d’amore
l’una è còlta nel sen, l’altro nel core.