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versi satirici 395

VII


IL POETA E LA MERAVIGLIA


     Vuo’ dar una mentita per la gola
a qualunque uomo ardisca d’affermare
che il Murtola non sa ben poetare,
e c’ha bisogno di tornare a scuola.
     E mi viene una stizza mariola,
quando sento ch’alcun lo vuol biasmare;
perché nessuno fa meravigliare,
come fa egli, in ogni sua parola.
     È del poeta il fin la meraviglia
(parlo de l’eccellente e non del goffo):
chi non sa far stupir, vada alla striglia!
     Io mai non leggo il Cavolo e ’l Carcioffo,
che non inarchi per stupor le ciglia,
com’esser possa un uom tanto gaglioffo.



VIII


IL MURTOLA LETTERATO


     Questa bestia incantata elefantina
s’allaccia tra la plebe la giornea,
e parla d’Agamennone e d’Enea,
per dimostrar ch’egli ha qualche dottrina.
     Ma non s’accorge che la medicina,
atta a gonfiar la sua prosopopea,
sará forse la forca o la galea,
over esser coverchio di latrina.
     Pur li perdonerei questo peccato;
ma, quando egli in dozzina si framette
con gli scrittori, a far il letterato,
     viemmi una rabbia de le maledette
di dargli in testa un Dante comentato,
di stampa antica, con le tavolette.