Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/92

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
80 parte seconda

X


IL VELO SULLE CHIOME


     Dimmi, bella guerrera, ond’è che porte,
barbara in atto quella chioma in cui
quasi in aurea catena avinto io fui,
cinta di lievi e candide ritorte?
     Forse in sí strana guisa e strazio e morte,
nova turca d’amor, minacci altrui?
o, chiuso a’ guardi il varco, empia, di lui
tenti schernir l’insidiose scorte?
     O pur la benda sua ti diede Amore,
perch’asciughi a quest’occhi il pianto usato,
perch’abbia fasce a le sue piaghe il core?
     Ben degg’io molto a te, lino beato,
poiché, dolce vendetta al mio dolore,
hai legato quel crin che m’ha legato.


XI


IL GUANTO


     Gli occhi di foco e ’l sen di ghiaccio armata,
omicida amorosa il cor m’aperse,
e de l’aperto core in odorata
spoglia l’arida ancor pelle converse.
     De la candida poi neve animata,
che vestita n’avea, parte scoverse;
ma ’l caro oggetto, al vago sguardo ingrata,
tra ’l guanto e ’l manto avaramente offerse.
     Deh, come avien che la man bella e cruda,
che del mio sangue tinta, Amor, mi stendi,
se m’apri tante piaghe, a me si chiuda?
     Ahi, bella mia, in quante guise offendi!
Mi spogli il cor, né vuoi mostrarti ignuda,
ed a prezzo di morte i baci vendi!