Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/110

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 110 —

componenti e con la forma un nuovo valore. Il dovere è l’esigenza di questa forma universale della volontà che confonde le volontà singole nell’unità d’un solo cuore e d’un solo spirito e che s’impone necessariamente come motivo determinante indipendente dai sentimenti e dagli impulsi egoistici: il principio formale a priori non è che l’espressione della necessità di questa comunione degli esseri ragionevoli: nella rappresentazione di quest’ultima consiste in fondo la legge morale.

10. Ora certamente quest’idea, che l’unità interiore di tutte le volontà costituisce il fine morale supremo, è un concetto grandioso e profondo. Ed in apparenza questa esigenza etica è derivata dalla pura forma della volontà razionale. Soltanto la volontà razionale rende possibile all’uomo l’esplicazione delle molteplici attività, per le quali è tanto superiore al bruto: al disopra di tutti i fini singoli e di tutti i beni vi è quindi per lui un fine che è la condizione di tutti gli altri, la legge a priori di ogni attività: e cioè la razionalità della volontà, l’unità interiore della volontà con se stessa, senza la quale non è nemmeno possibile l’accordo d’un mezzo col rispettivo fine: l’ideale più alto è la perfezione della volontà umana in genere, l’armonizzamento di tutte le volontà umane in un regno di fini. Ma in realtà questa deduzione viene ad erigere in fine ultimo quello che è solo il mezzo (la volontà razionale), obliando i veri fini, i fini particolari e sensibili per cui quella ha valore; l’ideale suo è una volontà che vuole la pura forma di se stessa, cioè una volontà che nulla vuole, priva in sè stessa d’ogni contenuto concreto. Ora se l’accordo ideale di tutte le volontà umane ha per noi valore, ciò è perchè presuppone due cose: l’unità formale delle volò.ntà e il contenuto concreto di queste volontà confusamente pensato come armonizzato in un’unica volontà (cfr. pr. V. 120). Tutte queste soluzioni presuppongono quindi tacitamente una finalità materiale che si afferma nell’unità della volontà all’infuori della sua forma universale: ed allora come è possibile ancora sostenere che la legge suprema è una legge formale?

11. Non è meraviglia pertanto che più d’un interprete del pensiero kantiano si sia ridotto a riconoscere esplicitamente