Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/114

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spirituale dell’umanità come il fine materiale della moralità, che dà in ogni momento un contenuto concreto alla pura legge formale: ma bisogna ricordare nello stesso tempo che il fine non è veramente costituito dal contenuto materiale per se stesso, bensì dalla forma, per mezzo della quale in ogni momento la sua totalità esprime in qualche modo la realtà intelligibile pura. Onde a torto si rimprovera a Kant d’aver contaminato la purezza del principio formale col presupporre nella sua formula la rappresentazione d’una società d’esseri razionali: poiché questa non è che una rappresentazione simbolica e non è, in ciò che rappresenta, nulla di empirico. Vero è piuttosto che la formola kantiana implica un elemento simbolico, ma nella sua massima semplicità schematica; Kant segue qui nella rappresentazione dell’ordine morale quella stessa norma che nei Prolegomeni prescrive alla rappresentazione simbolica di Dio ( Proleg. 355 ss.).

14. Questo concetto del fine trascendente della legge e della sua rappresentazione simbolica ci permette ora di intendere meglio anche l’applicazione della formula della legge come criterio degli atti umani. Ciò che caratterizza per noi formalmente l’intelligibile è la sua razionalità ( Proleg. 358, Grundl. 457); tutte le volontà morali debbono quindi potersi conciliare in un sistema universale di fini nel quale noi, per l’ignoranza profonda nella quale ci troviamo riguardo all ’ intelligibile in se stesso, non sappiamo rilevare altro che il carattere formale della razionalità ( Grundl. 435). Per giudicare quindi se un’azione è o non è morale, io debbo considerarla nel suo rapporto non con l’ordine morale in sé, che è impossibile, ma con l’ordine morale come appare, come imperfettamente è adombrato dall’ordine morale sensibile. Al quale fine non basta che io consideri isolatamente la relativa massima e mi chieda se essa potrebbe essere voluta universalmente da me e da tutti gli spiriti razionali: la formula kantiana intesa letteralmente in questo senso è certo insufficiente a fondare anche il dovere più semplice. Chiedermi se io posso volere che una data massima valga come legge universale degli spiriti razionali, vuol dire trasportarmi dal punto di vista della collettività, chiedermi se la mia azione possa conciliarsi in un tutto razionale con il complesso dei fini degli spiriti razionali, se possa venir compresa in un unico ed identico