Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/122

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102 catalogo de’ codici

varie sorta di scale murali: differenti sistemi di travature per tetti: barche munite di bombarde od altre macchine, e con mantelletti e mosse da ruote a palette (1): battipali: pontoni e cavafanghi per vuotar porti, per fondare in acqua, e per estrarre pesi da acque profonde (2) ponti per fabbricare: difizi ossien macine da olio: molini di varie guise meccanici ed idraulici. Termina coll’esposizione di più metodi di quell’arte che chiamavano del misurar colla vista, cioè col quadrante, coll’angolo di 45.°, e coll’ombra proiettata da una elevazione qualunque. All’ultimo foglio è il sopraddetto trattato delle misure antiche, che si riconosce estratto specialmente da Vitruvio, Columella ed Isidoro.

La massima parte di questi disegni già s’incontra nel trattato I, e si hanno ripetuti nel codice regio, del quale parlerò al numero V; perciò, quantunque in nessun luogo del codice indizio v’abbia dell’epoca in cui fu fatto, dalla sola osservazione de’ disegni si possono trarre argomenti bastanti per fissarne l’epoca. Osservo infatti che qualche benchè lieve cangiamento, qualche trasposizione d’ordigni che egli qua e là introdusse nelle sue macchine, danno a queste maggiore perfezione che non avessero nel trattato I, e soprattutto le artiglierie che hanno la coda già di molto accorciata, segnano un’epoca meno remota, la quale, dopo minutamente esaminati quei disegni, credo si possa fissare dal 1470 al 1480, osservando ancora che un novello miglioramento,

  1. I meccanici del decimoquinto secolo e del seguente molto s’affaticarono nel disegnar barche mosse da una o due o tre coppie di ruote a palette, alle quali s’imprimeva il movimento per mezzo d’ingranamento più o meno complicato. A noi avvezzi ai moderni bastimenti a vapore fa maraviglia questa analogia quasi perfetta ne’ fianchi esterni, ma quegli antichi l’idea loro la tolsero dall’odometro marittimo descritto da Vitruvio al cap. XIV del libro X. Così pure Vitruvio (lib. I, cap. VI) aveva fatta conoscere loro l’eolipila, il vapor della quale adattollo il Filarete (MS. architettura, lib. IX) come corrente d’aria a tenere acceso un camino. Conobbero adunque i quattrocentisti quanto v’è di sostanziale nei nostri battelli a vapore, ma non seppero riunirlo.
  2. Questa pratica per pescare od imbarcar pesi, consistente nel caricare una o due barche per abbassarle, e poi vuotarle per innalzarle di nuovo allorchè il peso è attaccato, fu inventata in tempi molto antichi, come riferisce Plinio (Hist. Nat. XXXVI, 14) autore letto e studiato assai nei secoli bassi. Con quella del nostro Cecco è comune quella disegnata dal Taccola e dal Santini: più tardi fecela sua anche il Tartaglia nella Travagliata Invenzione. Francesco la ritrasse anche in alcuni bassirilievi del palazzo d’Urbino. V. anche L. B. Alberti, lib X, cap. XII.