Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/129

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di fr. di g. martini. 109

poter rimanere costretta in un breve capitolo, e già voler da sè sola un volume intiero: forse anche qualche cosa ne scrisse che, latente in mani private, a mia notizia non è pervenuta. Avrei anche desiderato che non avesse tacciuto delle varie specie delle volte, assai bene figurate e descritte nel codice membranaceo al n.o II.

Mancano a questo codice sanese i disegni d’ogni cosa, che a ciò non suppliscono le poche figure segnatevi sparsamente: e poichè ad ogni dichiarazione o spiegazione va unito un richiamo, forza è supporre che i disegni ei li abbia fatti in un codice a parte: e pensando che Francesco visse in patria gli ultimi anni di vita sua, così i disegni suoi saranno capitati in mano ad un qualche suo concittadino, e forse particolarmente di codesto codice figurato intese Ignazio Danti (1), quando disse di avere avuti in dono alcuni stupendi disegni di Francesco di Giorgio da Oreste Vannocci sanese, architetto del duca di Mantova, giovinetto che era di bellissime speranze troppo presto da morte fallate.

Non mi tratterrò a stendere una minuta esamina di questo codice, potendosi già riscontrare presso il Della-Valle (2), e d’altronde non molte essendo le differenze che corrono fra questo trattato ed il III, che ora esce alla luce: ma per darne saggio e dimostrare ad un tempo quali sieno lo correzioni dall’autore in ultimo fatte, soprattutto in ciò che concerne la dizione, ne trascriverò qui intiera la prefazione che comprende anche la divisione dell’opera.

«Scrive Eupompo di Macedonia egregio mathematico nissuna arte perfectamente neli homini essare determinava senza aritmethica et geometria. Similmente non solo da lui ma da molti altri eccellenti non meno necessaria era stimata l’arte del disegno a qualunque operativa scientia che le prenominate. Questo medesimo giudicando Apelle et Melantio experti mathematici et solerti pictori et di grande autorità in Sicione et per tutta la Grecia instituirono che li padri di famiglia a li figlioli loro et posteri fessero imparare l’arte antigrafica: Et conosciuta doppo breve tempo la utilità sua et la nobilità di molte

  1. La Prospettiva di Vignola, coi commenti, pag. 72.
  2. Lettere Sanesi, vol. III, pag. 106-9.

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