Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/337

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A più perfezione e fortezza del porto, si può fare in mare distante dall’entrata o bocca sua per piedi 250 un muro grosso piedi 80, come appare dai muri antedetti, lungo piedi 300, scarpato a calice, in forma di angolo ottuso, per resistere o veramente per evitare i colpi dell’onde del mare.


CAPO II.

Della difesa de’ porti.

Questi porti e ingressi in due modi possono essere difesi; il primo, facendo in ogni estremità dei muri una grossa torre, e tirando dall’una all’altra catene secondo il bisogno, per le quali non si possa nè entrare nè uscire senza volontà del principe, come appare disegnato. Il secondo modo, di minore spendio, è questo, facendo una sola grossa torre nel mezzo del muro, che di sopra è dichiarato esser fatto per difesa dell’entrata; e questo facendo, il muro serve per fortezza e per sostegno dell’onde. E la predetta torre per due cose serve, cioè per difensione e per fanale. E così si può dire che il porto non abbia ad avere alcuna traversia, ma essere sicuro da tutti i venti: e perchè rarissime volte, non mai, la natura per sè si vede avere fatte simili perfette figure dall’arte in quanto mancassero devono essere supplite. Segue il disegno.


    plicazione fattavi della teoria degli antichi sulla immissione delle correnti ne’ porti pel loro purgamento: la qual teoria, comprovata da tanti avanzi che tuttora ne rimangono e specialmente dal molo di Pozzuolo, fu in questi ultimi lustri rimessa in luce dall’ingegnere Fazio di Napoli in una sua lodata opera, alla quale, come si vede, di meglio che tre secoli precorso aveva il nostro architetto. Delle traversie alle quali va soggetto il porto di Ancona, e del modo di ripararvi scrisse una lunga memoria nel 1588 l’architetto Giacomo Fontana, la quale conservasi inedita nella Vaticana N.o 5463.