Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/171

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«La vista è per me un mistero. Non saprei crearmi altra idea della vista che paragonandola ad una specie di mano immensa, fantastica ed impalpabile come l’anima!

«La luce, i colori, le ombre sono per me parole senza significazione. Quando cerco comprendere i misteri della luce, m’ingolfo in assurdità ed errori: io ho bisogno della fede e della rivelazione per comprendere l’universo, siccome tutti gli uomini han bisogno della fede e della rivelazione per comprendere la vita avvenire e Io spirito della religione.

«A giusto rigore, dir si potrebbe che io non appartengo alla medesima specie umana alla quale appartengono gli altri... Un abisso, un baratro, mi divide dal resto dell’umanità, e questo baratro è un senso di meno! Ma pur la Provvidenza ha fatto sì che quel che mi manca sia in qualche modo sparso e compensato nella perfezione degli altri sensi!

«Su me non imperano le tristi passioni che hanno tanta potenza sull’uomo e sulla società. L’ambizione, l’avarizia, la vanità non albergano negli esseri della mia specie.»

E finalmente le ultime parole da lei scritte nel suo giornale erano le seguenti:

«L’idea del mio matrimonio mi spaventa... mi fa ribrezzo... Un marito è per me una specie di tiranno, di despota, che avrà

    più di vedere: i colori, perchè conosco quasi ogni altra cosa al tatto... Ma, gli si replicò, non vorreste piuttosto vedere il cielo? No, soggiuns’egli, piuttosto vorrei toccarlo.