Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/195

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Nell’entrar Gaetano, il cavaliere non si smose dalla sua posizione... ma una leggiera tinta di pallore gli sfumò sulle gote.

— Eccomi al vostro invito, sig. cavaliere... benchè l’avermi voi dato un convegno in vostra casa sia stato poco gentile e dilicato procedere. Sapete che siamo nemici, e che io avrei potuto sospettare un agguato... Non voglio credere che la speranza ch’io non fossi venuto vi avesse indotto a darmi la vostra casa per ritrovo. Se ciò fosse, vi sareste ingannato, perocchè la paura è per me un nome ignoto.

— Questo lo vedremo tra poco, sig. Blackman, rispose il cavaliere assannandosi le labbra... Vi sono grato della vostra esattezza, e vi giuro che non ne dubitava affatto... Accomodatevi, di grazia.

Gaetano si sedè sovra modesta sedia di paglia.

— Senza toccare de’ motivi che hanno potuto indurre il marchese Rionero a mancare così villanamente ad una solenne promessa fattami, i quali motivi mi vergogno di ricercare, vi dichiaro, sig. Blackman, che ieri voi mi avete fatto un oltraggio mortale, di cui desidero avere al più presto una piena soddisfazione di sangue.

Nel pronunziare quest’ultima parola, il labbro del cavaliere oscillò per tremore.

— Quanto a’ motivi che hanno indotto il marchese a ritrarre saggiamente e non mica villanamente la parola che vi avea data, li troverete in questa lettera che il marchese mi ha incaricato di consegnarvi...