Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/208

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— E questa borsa... questo danaro, ei diceva, voi me lo date... me lo regalate, non è vero?

— Quest’oro è vostro, e il testamento è mio... slegatelo, mio caro.

Domenico tagliò macchinalmente il filo che ligava quell’atto originale alle altre scritture... Amedeo s’impadronì dell’istrumento.

— Non temete per notar Basileo, diceva il cav. Amedeo con sorriso di gioia, chi sa!... la natura gli risparmierà i ferri...

E Amedeo saltava sul suo carrozzino, lasciando il commesso più in cielo che in terra.

Pochi mesi dopo, notar Tommaso Basileo era condannato ai ferri dall’alta Corte Criminale... Ma quando la sentenza fu pronunziata, notar Basileo più non era nel numero dei viventi — Quasi contemporaneamente, un’altra sentenza del tribunale civile investiva il cav. Amedeo Santoni del feudo in Sicilia, dopo una lite di moltissimi anni.

Tutta questa storia era interamente ignorata da Gaetano, il quale nel tempo in cui simili cose accadevano si trovava nell’alta Italia — Nel giungere a Sorrento, dopo quattro anni di assenza da Napoli, egli avea riconosciuto nel fidanzato di Beatrice Rionero l’uomo che gli avea fatto la proposta del furto del testamento; ma il cav. Amedeo non si era minimamente ricordato delle fattezze di Gaetano, nè avrebbe mai potuto supporre che nel medico inglese Oliviero Blackman si nascondesse il commesso povero e succido della curia di notar Basileo —