Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/34

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sciando a tal modo aperto l’armadio, in cui era il testamento voluto dall’incognito.

Il trovato era tanto più concettoso quanto che il pretesto di dover prendere alcune indicazioni da quella carta porgea ragionevol motivo a Gaetano di rimanersi nella curia anche trascorso il tempo ch’era solito ridursi a casa. Col fatto, mezzodì suonava alle campane della vecchia Napoli, e notar Basileo, lodando questa volta lo zelo e la premura del suo commesso di non volersi dipartire dal lavoro comechè l’ora fosse suonata, in cui pel consueto interrompea le sue occupazioni, partivasi dalla curia per trarre a pranzo a casa sua, sita nel borgo Loreto; non lasciava però di raccomandargli di ben conservare e chiudere nella cassetta della sua scrivania l’atto notariale, da cui estrar dovea le indicazioni.

L’avaro notaio, però che nella sua tasca sentiva risuonar le chiavi, vivea sicuro da qualunque furberia o indiscrezione: e, acconciatosi l’animo a pranzar tranquillamente, non lasciava dietro a sè neanche un pensiero.

Gaetano restò solo.

Lasciò passare un dieci minuti per dare il tempo al notaio di allontanarsi, ed anche per assicurarsi che per qualche incidente costui non tornasse addietro. Quando si credè sicuro, andò alla porta della curia, tirò le stanghette, affinchè nissuno avesse potuto penetrar là dentro mentre all’operazione egli era inteso; risalì su quella medesima sedia; apri la porta dell’ar-