Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/55

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s’intromisero nell’interno dei reali appartamenti, non senza aver di bel nuovo fatto gentil riverenza alla solitaria e mesta fanciulla. Il saluto bensì del marchese Rionero andò congiunto ad uno sguardo di trista simpatia, cui la giovinetta rispose abbassando le ciglia lunghe e malinconiche.

Poco stante, Albina, che era novellamente rimasta al suo posto sola ed immersa ne’ suoi pensamenti, udì leggiero strascico di passi vicino a lei, e, voltatasi, mise un piccol grido di sorpresa.

Rionero le stava a fianco, e la guardava con muta passione.

— Madamigella, le disse dopo pochi secondi di eloquente silenzio, perdonate... sono indiscreto, lo so, anzi son pur troppo temerario nell’ardire di turbare il vostro raccoglimento: perdonate; non ho saputo resistere alla tentazione di procurarmi un supremo piacere, quello di scambiar con voi poche parole.

Gli occhi, di Rionero brillavano inusitatamente; il suo volto, animato da leggiadro colorito, preso aveva un carattere di avvenenza irresistibile.

Albina levò su lui due occhi grandi c neri, ed il guardò senza veruna espressione.

— Signor marchese, gli disse, le vostre parole mi onorano di troppo... vi ringrazio... ma sono per naturale silenziosa... D’altra parte, vi confesso che gli usi di corte mi annoiano... mia zia vuole per forza che io la segua... per distrarmi, com’ella dice.