Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/99

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di, e i suoi fiori spandono in ogni stagione e su tutto il paese il balsamo de’ loro effluvi inebbrianti e voluttuosi.

Cinto da colli eternamente frondosi, il suolo di Sorrento raccoglie nel suo grembo ogni leggiadria di fiori è di ogni varietà di frutte; imperocchè la terra solertemente vien coltivata dai suoi virtuosi e diligenti abitatori.

E che diremo del lido di Sorrento? Di quelle acque, che rassembrar potrebbero ad una tavolozza di pittore su cui siasi versato un vaserello di azzurro, se la diafana lor limpidezza non ne tradisse la fluidità, rivelandone il fondo arenoso? Che diremo di quelle tante variopinte barchette, schifi e gondole di ogni forma, sulle quali vanno a diporto i figli del Tamigi, della Senna o del Danubio? Che di quella calma celeste sparsa su tutto quel sen di mare, e che si apprende all’anima e le rivela le vere gioie della vita nella solitudine di quel sublime ritiro?

Sorrento è la patria di Torquato Tasso — A questa ricordanza ti senti inchinato, a baciar la polve di quella terra non sì tosto vi poni il piede... Qui vide la luce quel genio tanto sventurato, che, in parlando delle sue sventure, diceva in una mesta canzone:

«Sei sa la gloriosa alma Sirena
     «Appresso il cui sepolcro ebbi la cuna!
     «Così avuto vi avessi o tomba o ossa!

E niun vestigio rimane oggidì della casa ove