Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/223

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tato questa bella novità! Posso parlare giacchè non l’ho avuta sotto il suggello della confessione. Abbiamo la sêtta anche qui!

E spiegò cos’era la faccenda: far legge nuova e buttar giù coloro che avevano comandato sino a quel giorno.

— Una sêtta, capite? Tavuso, mettiamo, al posto di Margarone; e tutti quanti colle mani in pasta! Ogni villano che vuole il suo pezzo di terra! pesci grossi e minutaglia, tutti insieme. Dicono che vi è pure il figlio del Re, nientemeno! il Duca di Calabria.

Don Gesualdo, ch’era stato ad ascoltare con tanto d’occhi aperti, scappò a dire:

— S’è così... ci sto anch’io! non cerco altro!... E me lo dite con quella faccia? Mi avete fatto una bella paura, santo Dio!

L’altro rimase a bocca aperta: — Che scherzate? O non sapete che voglia dire rivoluzione? Quel che hanno fatto in Francia, capite? Ma voi non leggete la storia...

— No, no, — disse don Gesualdo. — Non me ne importa.

— Me ne importa a me: Rivoluzione vuol dire rivoltare il cesto, e quelli ch’erano sotto salire a galla: gli affamati, i nullatenenti!...

— Ebbene? Cos’ero io vent’anni fa?

— Ma adesso no! Adesso avete da perdere, cri-