Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/233

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attraverso la bocca. — Sentite qua, don Bastiano! — E si misero a discorrere sottovoce, tirandosi in disparte. Dalla Maddalena scendeva lemme lemme il notaro, col bastone dietro la schiena. Bomma cominciò a fargli dei segni da lontano; ma il notaro finse di non accorgersene; accennò al Capitano che s’avviava verso il Collegio, ed entrò in chiesa anche lui dalla porta piccola. Il Capitano passando dinanzi alla farmacia fulminò i libertini di un’occhiataccia, e borbottò, rivolto al principale:

— Badate che avete moglie e figliuoli!...

— Sangue di!... corpo di!... — voleva mettersi a sbraitare il farmacista. In quel momento suonava la campanella della benedizione, e quanti erano in piazza s’inginocchiarono. Poco dopo, Ciolla, che ingannava il tempo sgretolando delle fave abbrustolite, seduto dinanzi alla bottega del sorbettiere vide una cosa che gli fece drizzar le orecchie: il notaro Neri che usciva di chiesa insieme al canonico Lupi, e risalivano verso la Maddalena, passo passo, discorrendo sottovoce. Il notaro scrollava le spalle, guardando sottecchi di qua e di là. Ciolla tentò di unirsi a loro, ma essi lo piantarono lì. Bomma, da lontano, non li perdeva di vista dimenando il capo.

— Badate a quel che fate!... Pensate alla vostra pelle! — gli disse il Capitano passandogli di nuovo accanto.