Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/401

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 393 —

corna, e chiudere gli occhi sul prezzo. Bisogna chinare il capo, per amore o per forza. Del resto non avete altri figliuoli... Almeno sapete di farla una signorona!...

Il marchese nel tempo istesso andava a far visita alla nipotina. La pigliava colle buone, col giudizio che ci vuole per toccare certi tasti: — Hai ragione! Piangi pure che hai ragione! Sfogati con me che capisco queste cose... Un brucio, una cosa che sembra di morire! Tuo padre non ne capisce nulla, poveretto. È stato sempre in mezzo ai suoi negozi, ai suoi villani... un po’ rozzo anche, se vogliamo... Ma ha lavorato per te, per farti ricca. Tu, col nome di tua madre, e coi quattrini di lui, puoi rappresentare la prima parte anche in una grande città, quando vorrai... Non qui, in questo buco... Qui mi sembra di soffocare anche a me. Sono stato giovane; me li son goduti anch’io i begli anni... Appunto ti dicevo... Capisco quello che devi averci adesso nel tuo cuoricino. Quando si è giovani pare che al mondo non ci debba essere altro che quello... Tuo padre ha preso la via storta... Ma se lui si ostina a non darti nulla, neanche quel giovane, poveretto, ne ha... E allora... se ti tocca scopar la casa... se lui deve tirare il diavolo per la coda... Sarà un affar serio, intendi? Vengono le quistioni, i pentimenti, i musi lunghi. I musi lunghi imbruttiscono te e lui, mia cara. Perchè