Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/420

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mente queste lagnanze allo stesso medico, Saleni, un altro dottorone ch’era peggio di Tavuso, buon’anima, gli piantò in faccia gli occhiacci, e rispose burbero:

— Allora perchè mi chiamate?

Dovette anche pregarlo e scongiurarlo di continuare a fare il comodo suo, quantunque non giovasse a nulla. La vigilia dell’Immacolata parve proprio che la povera Bianca volesse rendere l’anima a Dio. Il marito ch’era andato ad aspettare il medico sulla scala gli disse subito:

— Non mi piace, dottore! Stasera mia moglie non mi piace!

— Eh! ve ne accorgete soltanto adesso? A me è un pezzo che non mi piace. Credevo che l’aveste capita.

— Ma che non c’è rimedio, vossignoria? Fate tutto ciò che potete. Non guardate a spesa... I denari servono in queste occasioni!...

— Ah, adesso me lo dite? Adesso capite la ragione? Me ne congratulo tanto!

Saleni ricominciò la commedia: il polso, la lingua, quattro chiacchiere seduto ai piedi del letto, col cappello in testa e il bastone fra le gambe. Poi scrisse la solita ricetta, le solite porcherie che non giovavano a nulla, e se ne andò lasciando nei guai marito e moglie. La casa era diventata una spelonca. Tutti che