Pagina:Medea.djvu/2

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Sarmathi da gli habitanti, venne ad habitare in Italia, fermandovisi in un Promontorio di quella parte, ch’era detta il Latio, il quale dal suo nome fu chiamato Circeo. Medea, quantunque dalla madre e dalla sorella havesse appresa l’arte delle malie, era non dimeno d’ingegno e di natura diverso da lei, come quella che havendo il padre suo in costume di occidere in sacrificio coloro, che capitavano nella sua corte, ella procacciava con preghi di ritrarlo da quella crudeltà, e ridurlo a più benigna usanza: et alle volte ancora, suo malgrado, traheva i forastieri di prigione. Per le quai cose sdegnatosi il padre, l’haveva dannata a oscura prigione. Ma ella si ricoverò nel Tempio del Sole, il quale era fabricato su’l lito alla bocca del Fasi: e in questo Tempio a guisa di luogo di Franchigia stava sicura. Fra tanto Giason, figliuolo di Esone, di comandamento di Pelia suo zio, andò allo acquisto del vello dell’oro, che quivi si conservava: alla uale impresa navigarono seco quasi tutti i più arditi e valorosi giovani, che si trovassero in Grecia. Essendo egli adunque andato a questo tempio del Sole, vide Medea, la quale andava a diletto per il lido del mare, e le raccontò la cagion, che quivi a navigare indotto l’haveva. Medea non solamente maravigliandosi della bellezza di Giasone, ma di lui innamoratasi, gli fece a sapere la crudeltà del padre; e le promise d’inse-