Pagina:Meditazioni storiche.djvu/127

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420 meditazione sesta.

rica da essi; e che, cacciati quindi in gran parte dalla invasione successiva, lasciaronci la tribù diventata poi gente de’ Liguri, e procedettero i più per le marine alla penisola occidentale, a cui diedero e lasciarono più durevolmente lor nome. — La invasione seconda, pure antichissima e fono contemporanea, fu quella de’ Pelasgi, che si fermarono prima nella penisola orientale o Greca; e cacciati quindi in parte dalla invasione terza procedettero nella penisola nostra, onde cacciarono essi gli Iberii. — La invasione, terza fu quella di quegli Elleni che soglion dividersi in Jonii, Eolii e Doni, i quali cacciarono in parte, e in parte si soprapposero a’ Pelasgi nella penisola poi delta Ellenica da essi. — La quarta invasione finalmente fu di quelli che sotto a vari nomi di Kimiri, Cimbri, Celli, Gael o Galli, voglionsi ora da’ migliori essere stati una gente, o piuttosto una sola compagnia di genti, le quali, trovando occupate già e rioccupate le tre penisole (i più felici climi d’Europa), stanziarono esse oltre l’Alpi in quelle che or diciamo Germania e Francia. — E di queste quattro invasioni, la Pelasgica e la Jonica Ellenica si fecero indubitabilmente da quella che or chiamiamo Asia Minore, e per il Bosforo e l’Ellesponto dalla Tracia; e se non è ricordato così precisamente delle duo altre, ei si può pure affermar con certezza, per la buona ragione che elle non poterono arrivare ai piè dell’Alpi di qua e di là da niun altro luogo, se non più o meno all’incirca da quelle sponde dell’Eusino, onde in somma elle mossero dunque tutte quattro.1 — Ora, appunto su queste sponde tutti gl’interpreti collocarono sempre le due schiatte Giapetiche di Javan e di Gomer. In Javan concordano a ritrovare l’origine e il nome di Jonii, ed in Elisa gli Elleni. E Tharsis è il nome costantemente dato dalla Bibbia all’ultime regioni occidentali del Mediterraneo, l’Iberia dunque senza niun dubbio. Più dub-

  1. Su tutta questa dispersione de’ Giapetici vedi Moke, Histoire des Francs, tomo I, Paris 1838 passim, e principalmente pag. 262. Io cito di preferenza quest’autore, perchè è uno degli ultimi e meno oscuri su questa materia. E il sarebbe forse meno, se accettando più francamente il documento biblico, egli potesse proceder quindi sinteticamente, almeno in conclusione. Ma perciò appunto parmi confermar meglio le concordanze tra la storia biblica e la profana. — E vedi pure Brotonne, op. cit.