Pagina:Memorie dell'ingegnere Giovanni Milani.djvu/30

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Quando da un piano orizzontale, o da una dolce prudenza, si corre con un convoglio, condotto da una macchina locomotiva, verso una ascesa sensibile, verso un piano inclinato, bisogna accrescere, per quanto si può, la forza di evaporazione della caldaia e quindi la combustione, onde, giunti al piano inclinato, avere disponibile tutta la forza che occorre per vincerne la pendenza, malgrado l’aggiunta di carico che questa pendenza procura.

Ora, ottenuto l’effetto propostosi, giunti alla cima del piano inclinato, è impossibile scemare da un momento all’altro l’intensità, l’incremento di combustione e di evaporazione della caldaia: quell’incremento di combustione e di evaporazione continua quindi, e per lungo tempo, anche nella discesa, disperdendo per le valvule di sicurezza quel vapore che non occorre al movimento dei cilindri.

E quand’anche si potesse scemare da un momento all’altro la evaporazione, non si potrebbe, anzi non si dovrebbe ad ogni modo farlo, perchè, finita la discesa, succederà sempre od una nuova ascesa, od un piano orizzontale, circostanze che domandano almeno la combustione, la evaporazione ordinaria, sicchè la combustione e la evaporazione ordinaria dovrebbero essere ad ogni modo mantenute, lasciando pure che si disperda per le valvule di sicurezza quella parte di vapore che non occorre alla condotta del traino nella discesa.

La terza ragione è questa. Ormai tutti conoscono l’ordito generale, le parti generali di una macchina locomotiva a vapore. Tutti sanno che tra le altre cose vi è un focolaio con una gratella orizzontale di ferro sul fondo, una caldaia cilindrica attraversata da molti tubi, i quali mettono in immediata comunicazione il focolaio col cammino della macchina, e pei quali passano dal focolaio al cammino il fumo e l’aria che attraversano la combustione.

L’aria esterna soffia nel combustibile ed alimenta la combustione passando dal disotto della gratella nel focolaio; e nella