Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/427

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metro sessagesimale 15


LEZIONE I

detta il 19 d'ottobre del 1823.


1. Delle misure di lunghezza due sono le generazioni o famiglie: le più volgari, o primitive, derivano dalle membra o dalle attitudini dell’uomo; le altre, meno antiche, ma non punto nuove, men comuni, ma più certe, son parti aliquote d’un circolo massimo della terra: queste, in senso proprissimo, si debbon dire lunghezze geometriche; antropometriche si potran chiamare le prime.

2. Ed anche sarebbero forse a considerarsi, come una terza famiglia di misure, le lunghezze de’ pendoli; e questa famiglia, che aver potrebbe il nome di fisiometrica, sarebbe di tutte la più recente, ma la più dotta; se non che si potrebbe quasi dir ibrida, perchè generata da due sorta di quantità eterogenee, la durata della rivoluzione diurna, e la forza della gravità terrestre. Il pendolo misura in certo modo l’una o l’altra di quelle due quantità, dalle quali è determinata, nelle diverse latitudini, la sua lunghezza; non le misura tuttavia per lunghezza, terza quantità eterogenea; ma le determina per mezzo d’un’altra quantità, pur essa eterogenea, vale a dire il numero delle sue vibrazioni. Come misura immediata di lunghezza, fu bensì proposto il pendolo, ma non accettato; sicchè solo potè servire per determinazione o riscontro di qualunque misura, o sia di generazione antropometrica o sia di geometrica. Di queste due famiglie sole abbiamo dunque a trattare, laonde subito entriamo nel nostro argomento.

3. L’elemento delle misure piemontesi non è certo un piede, come mal suona il nome; non è un palmo, nè una spanna, nè un passo; non è un cubito, nè un braccio; tanto meno una canna,