Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/445

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dell’architetto randoni 33

un’imperfetta imitazione della natura, e tanto meno vi doveva essere questa esattezza di regola nelle decorazioni teatrali, in quanto che esse non si possono sempre ricavare dal vero; e siccome nel teatro tutto deve essere immaginazione, così non essendovi regole fisse, maggiori devono essere le imperfezioni.

Dopo la prima costruzione dei teatri, l’uso degli spettacoli teatrali, dalla prima semplicità greca, giunse alla più grande sontuosità presso i Romani, ed il costume si mantenne fino a’ giorni nostri; si può dunque congietturare, che l’impiego delle pitture teatrali non fu interrotto mai, e che i professori di quest’arte successivamente si sono imitati; anzi io porto opinione, che le scene degli antichi fossero fatte a quel modo, che si usavano ancora ai tempi di Daniele Barbaro cioè parte in pittura e parte in rilievo, ed erano stimatissime, poichè il Barbaro ne parla con molta lode nel seguente passo1:

«Vero è che Pompeo Pedemonte homo industrioso, e pratico s’ha imaginato un modo di accordare le fabbriche delle scene con le pitture dei muri e pareti di modo che le pitture pareno fabbriche e ciò che si vuole.»

Quindi espone le regole del citato Pedemonte. Questa maniera di fabbricar scene con fare i laterali di rilievo rappresentanti case, alberi, e simili si è praticata sino ai tempi del Serlio, e del Vignola, e le migliori erano simili a quelle del teatro Olimpico di Vicenza, o quelle che lo stesso Serlio commenda tanto, state eseguite dal Gerolamo Genga nel teatro d’Urbino, nelle quali gli alberi erano fatti di rilievo, e di finissima seta i fogliami, o quelle lodate dal P. M. Danti fatte in Firenze nel palazzo Ducale l’anno 1569 eseguite da Baldassare Lanci da Urbino2, del Baldassare Peruzzi architetto insuperabile nel dipingere Prospettive, e delle scene meravigliose, che poi hanno servito di esemplare a quanto

  1. Parte IV, c. XVI.
  2. Dante pros. p. 53.