Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/174

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che le cose dell’Imperadore Arrigo VII. avessero cominciato a declinare, perchè altrimenti non si vedrebbero negli ultimi Canti della sua Commedia le tracce di quella speranza, la quale aveva concepita nella di lui venuta in Italia1. Non è meno curiosa la ricerca perchè Dante intitolasse Commedia2 questo suo narrativo Poema, siccome con ragione lo chiamano i critici più esatti. Il mentovato Maffei credè essere il primo3ad assegnare la ragione, la quale da lui forse ricopiò il celebre Autore dell’Eloquenza Italiana4. Avverte adunque il Maffei, che nel suo libro della Volgare Eloquenza5 Dante distinse tre stili diversi, cioè il Tragico, il Comico e l’Elegiaco, e con questi termini spiegò la natura di ciascheduno "Per tragoediam superiorem stilum induimus. Per comoediam, inferiorem. Per Elegiam stilum intelligimus miserorum". Di qui s’impara, per tanto, che non per altro motivo Dante intitolò il suo Poema Commedia, se non perchè intendeva d’avere

  1. Si legga particolarmente il Canto XXX. del Paradiso ver. 133. e sg.
  2. Vedi poi anche l'Ab. Mehus nella Vita di Frate Ambrogio Traversari pag. CLXXII. e pag. CCCXX. e seg. ove osserva che può anch’essere che Dante desse a questa sua poesia il titolo di Commedia per essere scritta in verso comico cioè volgare, come appunto si dice quì sotto.
  3. Vedi la sua Prefazione all’Opere del Trissino pubblicate in Verona nel 1729. in foglio in due Volumi; la Verona illustrata ove parla degli Scrittori Vronesi pag. 55. ec. ma nella poco fa mentovata Lettera scritta dagli Elisi pag. 52. e seg. si fa vedere che l’osservazione del Sig. Marchese Maffei era stata fatta prima di lui da Torquato Tasso nella Lezione sopra il Sonetto del Casa.
    Questa vita mortal ec.

    Col notare questi piccoli sbagli del Maffei non intendo derogar punto alla stima di un’uomo, che l’Italia si pregerà sempre di avere avuto fra’ suoi.

  4. Lib.2. cap.21. Così ha preteso il Maffei nel Tom. II. delle sue Osserv. letter. pag. 285. ove ha rigorosamente fatto l’esame del libro dell'Arcivscovo d’Ancira.
  5. Lib.2. cap. 4.