Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/67

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dalla patria, ajiutati dalle truppe di Manfredi Re di Sicilia, e figliuolo illegittimo di Federigo II. Imperatore, diedero a Montaperti su l'Arbia nel territorio di Siena il 4. di settembre 1260. all’esercito della Fiorentina Repubblica, pose in uno stato così cattivo gli affari dei Guelfi, che senza prepararsi ad una ulteriore difesa, abbandonarono Firenze, e si trasferirono a Lucca, lasciando che senza contrasto il Conte Guido Novello dei Conti Guidi ai 16. dello stesso mese, occupasse a nome del suddetto Manfredi la città nostra. Che se allora si fosse mandato ad effetto il consiglio di coloro, i quali volevano spianare dai fondamenti Firenze, senza fallo ai Guelfi non sarebbe stato possibile in alcun tempo di riacquistare lo stato, come seguì di lì a non molto. Infatti essendosi opposto ad una simile risoluzione Farinata degli Uberti loro capo1, dopo che Manfredi il più potente fautore degl’interessi dei Ghibellini restò vinto e disfatto da Carlo

    credere a Uberto Benvoglienti Sanese nella not. 26. alla Cronica di Andrea Dei tom. XV. rerum italicarum scriptores col. 31. lettera A, e di ciò che dappoi seguì in Firenze ne sono pieni tutti nostri storici. Per altro sarebbe desiderabile che venisse in luce il libro de Bello Arbiano scritto con accuratezza, e con eleganza da Niccolò di Savino del Catasta, e che trovassi manoscritto in più librerie di Siena, al dire del Gigli nel suo Diario Sanese tom. II. p. 289. Anche Ambrogio Caterino Arcivescovo di Conza, e famoso teologo, scrisse la storia di questa guerra in latino. Gigli luog. cit. pag. 291. La storia di questi tempi è veramente lagrimevole perchè queste due fazioni impedirono qualunque nobil pensiero che potesse nascere ne’ petti degl’Italiani. Avvisato nel 1345. il barbaro Morbasciano d’una poderosa Crociata che s’incamminava contro di esso, niente sbigottito rispose, che nulla temeva finchè fossero durati i due poderosi amici, i quali aveva fra la gente cristiana; e richieste quali fossero replicò "sono Guelfo e Ghibellino" (Storia Romanesca presso il Muratori tom. III. Antich. Ital. pag. 371.) dando a conoscere che non vi era da temere alcuna cosa da coloro i quali erano fra se divisi di genio, e d’interessi.

  1. Dante nel X. Canto dell’Inferno vers. 93. dice per bocca del medesimo Farinata, che egli solo a viso aperto difese Firenze, acciò non fosse come proponevano i Ghibellini, distrutta. Farinata essendo morto nel 1264. lasciò per questa azione gran fama di se. Vedi Jacopo Gaddi ne’ suoi elogj storici pag. 5. e seg. Per