questo paese, avessero quivi, come altrove ricondotta l’ignoranza, e la barbarie dei secoli più remoti. Le invasioni dei barbari, e le continove guerre, che i piccoli signori, e le nascenti Repubbliche per difendersi dagli assalti dei prepotenti, o per allargare i confini del loro territorio si facevano scambievolmente, avevano reso gli uomini più atti al mestiero delle armi, che disposti a coltivare le scienze. Quando per altro venne al mondo il nostro Dante, già i Fiorentini avevano una maggior cognizione dei buoni studj di quello che fosse per lo passato; ed il loro volgare idioma andava prendendo piede, avendo incominciato a scrivere in esso non tanto i prosatori, quanto il Poeta ser Brunetto Latini Segretario della Repubblica Fiorentina, «gran filosofo, e sommo maestro di rettorica, tanto in bene saper dire, quanto in ben dittare»[1]. Aveva esso a’ suoi concittadini il primo insegnato non solo la maniera di esprimere con ornato di parole le proprie idee, ma di regolare ancora secondo i precetti della politica, gli affari della loro Repubblica[2], e questo ebbe pure la gloria di ammaestrare Dante, che senza fallo di gran lunga lo avanzò nel possesso delle scienze le più sublimi, e nelle poetichè facoltà[3]. Era Brunetto del partito Guelfo, onde nel 1260. dopo la sconfitta di Montaperto, essendo restati superiori
- ↑ Così lo chiama Giovanni Villani nel lib. VIII. cap. X. delle sue Storie. Egli era del Sesto di Porta del Duomo.
- ↑ Villani loc. cit. Tutti i nostri scrittori che parlano di Brunetto non sono parchi di lodi verso di lui, che per i suoi tempi fu certamente uomo di vaglia. Firenze per altro aveva avuto, ed aveva allora altri soggetti di qualche reputazione per il loro sapere, e sino nel 829. era Città di studio, come osserva il suddetto Bandini ove sopra, ritraendolo da un Capitolare di Lottario Imperatore e Re d’Italia pubblicato dal Muratori part. I. tom. II. rerum italicarum scriptorum, e di cui dal Muratori stesso si parla a quest’anno ne’ suoi Annali d’Italia, benchè confessi essere incerto il tempo in cui fu formato il suo Studio.
- ↑ Dante Cant. XV. dell’Inferno, vers. 82. e seg. ed altrove nel lib. 1. della sua Volgare Eloquenza Cap. XIII. lo riprende di aver male scritto nella lingua volgare, e certo che Dante conosceva bene quanto egli era superiore al maestro, non che agli altri scrittori del suo secolo.