Pagina:Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri.djvu/91

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e che con lui si applicasse a disputar sopra diversi punti di Filosofia, come il dice padre Appiani1, non mi pare che si possa francamente asserire senza confondere i tempi2. Comunque sia, questi due Letterati è certo che si conobbero almeno per lettera3; che lo Stabili si dimostrò ne’ suoi Scritti un’ardito disprezzatore della Commedia del nostro Dante4, e che di Guido Cavalcanti ancora

  1. Il P. Appiani, di cui è da vedersi quanto scrive il Co. Mazzucchelli nel vol. I. degli Scrittori d’Italia pag. 885. racconta che lo Stabili dopo essere stato alla Corte del Pontefice Gio. XXII, in qualità di suo Medico, si portò in Firenze, e che strinse amicizia con molti uomini di lettere, e particolarmente con Dante Allighieri, col quale si occupava a sciorre varie questioni, che scambievolmente si proponevano, e ad insegnare al medesimo Dante l’Astronomia. Narrano anco circostanziatamente cche traile questioni propostesi, una fu quella che l’arte vinceva la natura, a sostener la quale, Dante disse avere ammaestrato un gatto a reggere una candela di sego mentre scriveva; Cecco desiderò vederne la prova; ma allorché il gatto eseguiva la funzione impalata, Cecco mise fuori una pignatta che aveva seco, nella quale erano alcuni topi, lo che il gatto vedendo lasciò cader la candela, e corse loro dietro, e così Cecco vinse la questione: non è credibile peraltro che Dante impegnato in studj cotanto severj, si occupasse di sì piccole e difficili bagattelle.
  2. Il citato Autore non dà discarico, donde tali notizie abbia prese; e dicendoci, che Cecco venne in Firenze dopo aver servito Gio. XXII. bisogna credere che ciò seguisse verso l’anno 1318. perchè Gio. fu eletto Pontefice ne’ 7. Agosto 1316. (Muratori Ann. d’Italia a detto anno). In questo tempo Dante era esule dalla Patria.
  3. Nel lib. 3. e cap. 10. del suo Poema intitolato l’Acerba, o Acerva, dice parlando della Nobiltà:

              Ma qui mi scrisse dubitando Dante,
              Son doi figlioli nati in uno parto,
              Et più gentil si mostra quel d'avante,
              Et ciò e converso come già vedi,
              Torno a Ravenna de lì non me parto,
              Dimme Esculano quel che tu ne credi.
              Rescrissi a Dante, intendi tu che leggi ec.

  4. In più luoghi del suo Poema Francesco Stabili parla di Dante, e della sua Commedia, c particolarmente nel lib. 5. cap. 20. ove dice: