Pagina:Memorie storiche della città e marchesato di Ceva.djvu/93

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qualità di vicario generale autorizzò Giovanni de’ Marchesi di Ceva, canonico della stessa cattedrale d’Albenga ad assumere a nome del capitolo il possesso de’beni vacanti della chiesa di S. Stefano di Cavatorio.

L’Ughelli pone la morte di quest’esimio prelato nel 1349.

Questo monsignor Federico Ceva, era cugino della nobile dama Sofia e Giulia Cattalano, la di cui memoria suona sempre cara ai cittadini Cevesi pel monumento tuttora esistente di sua generosità nel ponte su Tanaro che ne porta il nome. Questa nobilissima Signora con suo testamento delli 22 ottobre 1331 gli fece il seguente legato:

«Item annulos meos, cuiuscumque generis, lego, et dimitto rev. domino Federico ex Marchionibus Cevae consobrino meo Episcopo Albinganensi electo ut oret pro me, ut sit in pace locus animae meae et habitatio eius in sancta Sion.»

3° A Federico succedette nel vescovado d’Albenga, Giovanni Ceva figlio di Francesco dei Marchesi di Ceva, e consignore di Priero e Sale canonico della stessa cattedrale.

La sua elezione ebbe luogo li 18 febbraio 1349.

Essendo insorte alcune differenze per causa delle decime tra l’Arciprete e la Comunità di Ortovero, il vescovo Giovanni con istrumento 10 settembre 1360, rog. Antonio Ceva notaio, le acquietò.

Il dotto padre Paganetti che lasciò manoscritta una storia ecclesiastica della Liguria, asserisce che questo vescovo incorse, per ragione del suo pastoral ministero, la disgrazia di Gian Galeazzo Visconti duca di Milano, e che bandito dalla sua sede morì in esilio nel 1391 o 92.

Consta però da memorie antiche che il 13 settembre 1363 ebbe per successore nella sede d’Albenga Giovanni Fieschi genovese e che esso fu traslocato al vescovado di Tortona nel 1363, dove morì nel 1392.

Con suo testamento delli 28 maggio 1385, rogato Passalacqua, egli fondava nella cattedrale di Tortona un benefizio