Pagina:Meomartini - I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento.djvu/455

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della chiesa cattedrale di benevento 419

mezzo del secondo ordine sono di stile bizantino. Da quest’esame apparisce che tutto il materiale, liscio ed ornato, di questa facciata non sia stato lavorato proprio per essa, ma provvenga da altri monumenti distrutti. Dopo ciò, che resta dell’opera di quel vanitoso Ruggiero, di quel suo sculpsit? Resta la conclusione che egli non abbia scolpito nulla, e soltanto che bene iunxit marmora, etc. con studio. Per fare tanto non si richiedeva proprio l’opera di uno scultore, ma quella di un diligente disegnatore o di un uomo appassionato dell’arte e perito nello stile di quell’epoca. E non poteano tanto sostenere gli omeri dell’Arcivescovo Ruggiero? Egli, pria di venire a questa sede Arcivescovile, fu monaco e abate di Monte Cassino; e si sa che i monaci a quell’epoca furono non solo i benemeriti depositarii degli avanzi delle distrutte civiltà, ma anche i più provetti artisti e costruttori di templii1.

  1. Torna opportuno riportare qui un brano di Camillo Boito (Architettura del Medio Evo in Italia, Milano U. Hoepli 1880, pag. 119 e seg.) ».... nel medio evo le più grandi abbazie coltivavano con amore le arti. L’abate Desiderio (questi era beneventano, come dissi a pag. 366, fu monaco di S. Sofia, poi Abate di Montecassino, e quindi Papa col nome di Vittore III.), successore di Gregorio VII, mentr’era nel monastero di Montecassino, faceva ricostruire l’edificio ed eseguire dipinti, ricami, intagli in legno e in avorio, opere in oro, in argento e in bronzo; sì che il monastero ebbe l’ammirazione dei contemporanei. E furono aperte, al cadere dell’XI secolo, colà e in altre abbazie scuole di musaico; ond’è chiaro che i monaci erano in quello opere, se non maestri, certamente artefici assai valenti.
    In verità ci pare cosa naturalissima che ove molti nei conventi si travagliavano tutto dì con paziente amore nel copiare antichi codici e nel miniarli con raro gusto di ornamenti e miracolosa squisitezza di esecuzione, altri, a quell’ufficio non inclinati, si dessero invece all’opera di costruire ed abbellir gli edificii che per decoro del monastero si andavano innalzando. Ma se non si vuole supporre che i monaci fornissero lavori da scalpellino — e quei latori di piccole colonne, avvolte a guisa di vite in cento modi diversi, di cornici piccole e delicate non sono lavori da dozzinale e ruvido tagliapietra — certo non parrà sconveniente alla dignità monacale d’allora, che alquanti si adoperassero negli ornamenti di figure e di fogliami a rilievo, o nei musaici, che, composti di formelle di vario smalto triangolari o quadrate, vogliono soltanto garbo e diligenza.
    Del resto è noto come gli stessi superiori di altissimi natali (e tale era pure Desiderio, della stirpe dei Principi Longobardi) componevano talvolta i concetti dei chiostri e delle chiese. Nè i monaci davansi all’arte per solo spi-