Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/150

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144 ii - siroe


Emira.  Ed or quel figlio istesso,
quello s’uccide: e chi l’uccide? Il padre.
Cosroe. Oh Dio! Piú non resisto.
Emira. Ah! se alcun premio
merita la mia fé, Siroe non mora.
Vado? Risolvi. Or ora
trattener non potrai la sua ferita.
Cosroe. Prendi, vola a salvarlo. (gli dá l’impronto regio)
Emira.  (Io torno in vita.)

SCENA IV

Arasse e detti.

Emira. Arasse! Oh cieli!
Cosroe.  Ah, che turbato ha il ciglio!
Emira. Vive il prence?
Arasse.  Non vive.
Emira.  Ah, Siroe!
Cosroe.  Oh, figlio!
Arasse. Ei cadde al primo colpo; e l’alma grande
sul moribondo labbro
soltanto s’arrestò, finché mi disse:
— Difendi il padre; — e poi fuggi dal seno.
Cosroe. Deh! soccorrimi, Idaspe, io vengo meno.
Emira. Tu, barbaro! tu piangi! E chi l’uccise?
Scellerato! chi fu? Di chi ti lagni?
Va’, tiranno! e dal petto,
mentre palpita ancor, svelli quel core.
Sazia il furore interno,
torna di sangue immondo,
mostro di crudeltá, furia d’Averno,
vergogna della Persia, odio del mondo.
Cosroe. Cosí mi parla Idaspe! È stolto o finge?