Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/195

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atto secondo 189


i consoli, i tribuni, il popol tutto,
Cesare istesso il dittator la vuole.
Servi al pubblico voto; e, se ti opponi
a cosí giusta brama,
suo nemico la patria oggi ti chiama».
Fulvio. (Che dirá?)
Catone. Perché tanto
celarmi il foglio?
Fulvio. Era rispetto.
Marzia. (Arbace,
perché mesto cosi?
Arbace. Lasciami in pace.)
Catone. «È nostra mente»!... «Il dittator la vuole»!...
(rileggendo da sé)
«Servi al pubblico voto»!...
«Suo nemico la patria»!... E cosí scrive
Roma a Catone?
Fulvio. Appunto.
Catone. Io di pensiero
dovrò dunque cangiarmi?
Fulvio. Un tal comando
improvviso ti giunge,
Catone. È ver. Tu vanne,
e a Cesare...
Fulvio. Dirò che qui l’attendi;
che ormai piú non soggiorni...
Catone. No; gli dirai che parta e piú non torni.
Fulvio. Ma come!
Marzia. (Oh ciel!)
Fulvio. Cosí...
Catone. Cosí mi cangio;
cosí servo a un tal cenno.
Fulvio. E il foglio...
Catone. È un foglio infame,
che concepí, che scrisse
non la ragion, ma la viltade altrui.