Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/276

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270 iv - ezio


e se lo fossi ancor, presa è la via,
ed a ritrarne il piè tardi saria.
Fulvia. Non è mai troppo tardi, onde si rieda
per le vie di virtú. Torna innocente
chi detesta l’error.
Massimo.  Posso una volta
ottener che non parli? Alfin che brami?
Insegnar mi vorresti
ciò che da me apprendesti? O vuoi ch’io serva
al tuo debole amor? Fulvia, raffrena
i tuoi labbri loquaci,
e in avvenir non irritarmi e taci.
Fulvia. Ch’io taccia e non t’irriti, allor che veggio
il monarca assalito,
te reo del gran misfatto, Ezio tradito?
Lo tolleri chi può. D’ogni rispetto
o mi disciogli, o, quando
rispettosa mi vuoi, cangia il comando.
Massimo. Ah, perfida! Conosco
che vuoi sacrificarmi al tuo desio.
Va’! dell’affetto mio,
che nulla ti nascose, empia, t’abusa,
e, per salvar l’amante, il padre accusa.
          Va’! dal furor portata,
     palesa il tradimento;
     ma ti sovvenga, ingrata!
     il traditor qual è.
          Scopri la frode ordita;
     ma pensa in quel momento
     ch’io ti donai la vita,
     che tu la togli a me. (parte)