Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/360

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354 v - alessandro nell'indie


Timagene.  Prima si versi
quello di Timagene.
Poro.  E la promessa?
Timagene. La promessa d’un fallo
non obbliga a compirlo.
Poro.  Infido! Ah! dunque
tu piú quel Timagene
di poc’anzi non sei?
Timagene.  No, quello in seno
avea perfida l’alma, il cor rubello.
Poro. Ed or...
Timagene.  Lode agli dèi, non è piú quello.
               Finch’io rimanga in vita,
          ricomprerò col sangue
          la gloria mia smarrita,
          il mio perduto onor.
               Farò che al mondo sia
          chiara l’emenda mia
          al pari dell’error. (parte)

SCENA VI

Poro, poi Gandarte, indi Erissena.

Poro. Ecco spezzato il solo
debolissimo filo a cui s’attenne
finor la mia speranza. A che mi giova
piú questa vita, ogni momento esposta
di fortuna a soffrir gli scherni e l’ire?
Ah! finisca una volta il mio martire.
 (in atto di snudar la spada)
Gandarte. Ferma! Sei tu, mio re? (trattenendolo)
Erissena. Sei tu, germano?
Poro.  Pur troppo io son.
Gandarte. La principessa estinto
ti dicea nell’Idaspe.