Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/378

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372 v - alessandro nell'indie


cara, sia con tua pace,
che Alessandro ti piaccia.
Erissena.  È ver: mi piace.
Gandarte. Ti piace? Oh dèi! Ma il tuo real germano
non sai che la tua mano
giá mi promise?
Erissena.  Il so.
Gandarte.  Non ti sovviene
quante volte, pietosa al mio tormento,
mi promettesti amor?
Erissena.  Sí, mel rammento.
Gandarte. Ed or perché, tiranna,
hai piacer d’ingannarmi?
Erissena.  E chi t’inganna?
Gandarte. Tu, che ad altri gli affetti,
dovuti a me, senza ragion comparti.
Erissena. Dunque, per bene amarti,
tutto il resto del mondo odiar degg’io?
Gandarte. Chi udí caso in amore eguale al mio?
               Erissena. Compagni nell’amore
          se tollerar non sai,
          non puoi trovare un core
          che avvampi mai per te.
               Chi tanta fé richiede,
          si rende altrui molesto:
          questo rigor di fede
          piú di stagion non è. (parte)

SCENA XI [X]

Gandarte solo.

Per me l’etá del ferro è piú felice.
               Voi, che adorate il vanto
          di semplice beltá,
          non vi fidate tanto
          di chi mentir non sa;
          ché l’innocenza ancora
          sempre non è virtú.